Segue un estratto di una ricerca scientifica riguardo le sostanze ipotalamiche del tipo RF (RH) cui ha partecipato il Ginecologo Luigi Langella.
Regione Campania – U.S.L. 44
Ospedale « Loreto Nuovo » - Napoli
Divisione Ostetrico-Ginecologica
Primario: Prof. Franco Panini
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SOSTANZE IPOTALAMICHE DEL TIPO RF (RH) NELLA MODERNA TERAPIA DELLA ANOVULARIETA'
M.R. ANNUNZIATA – S. ANSALDI – A. CORCIONE - A.A.ROMANO – V. MIRANDA – Luigi LANGELLA
Gli Autori, dopo aver discusso in generale sui possibili meccanismi d'azione dei vari farmaci agenti sull'anovularietà, si soffermano su quelle sostanze che effettivamente rappresentano il futuro nella terapia di questa patologia: i releasing hormones. Possibili meccanismi di azione dei farmaci agenti sull'anovularietà Le disfunzioni ovariche possono essere classificate in tre grandi varietà, anche se alcuni casi presentano caratteristiche miste. 1) Donne con amenorrea primaria o secondaria a bassa attività estrogenica con disfunzioni ipotalamiche ipofisarie; completo o parziale ipopituitarismo. Questi casi presentano livelli di LH e FSH bassi e non misurabili e risposta ai test di stimolo rara, modesta o nulla. 2) Donne con disturbi del ciclo mestruale e con cicli ovarici anovulatori; amenorree secondarie. 3) Donne con disfunzione ovarica associata ad una bassa attività estrogena. In questi casi i livelli di gonadropine saranno alti ed una sola determinazione sarà sufficiente ad individuarli. Per la terapia di queste forme di anovularietà, i farmaci oggi disponibili sono basati su tre principi terapeutici diversi. 1. Terapia di inibizione delle secrezioni ipofisarie delle gonadropine per provocare un fenomeno di rebound. 2. Terapia di stimolazione della funzione gonadotropa ipofisaria. 3. Terapia di sostituzione con la somministrazione di ormoni. Il primo metodo (provocazione di un effetto rebound) si fonda su un concetto teorico secondo il quale dopo la sospensione di un trattamento plurimensile con preparati di associazione estroprogestinica, la secrezione gonadotropinica ipofisaria precedentemente bloccata, viene esaltata producendo una secrezione di eccesso di ormone gonadotropo. Sembra che in donne con lieve turba delle correlazioni ipofisi ovario, sia possibile provocare l'ovulazione con un fenomeno di rebound e la percentuale dei risultati positivi durevoli è indicata come pari al 20% dei casi trattati. La seconda possibilità che si offre per il trattamento delle anovularietà è rappresentata dalla terapia stimolante. Il principio consiste nella stimolazione dell'ipotalamo per indurre la produzione e la immissione in circolo di gonadotropine releasing-factor (gn-rH) che a loro volta provocano iperincrezione di FSH ed LH ipofisari. In ultimo si pratica una terapia di sostituzione con somministrazione di estroprogestinici. Nelle donne, è stato dimostrato infatti che gli estrogeni alle concentrazioni ematiche pari a quella della fase di maturazione follicolare del ciclo mestruale (dai 50-400 picogrammi) esplicano un blocco nella liberazione di FSH con un meccanismo FEED-back negativo. A concentrazioni minime invece influenzano positivamente il livello di FSH plasmatico. Sulla produzione di LH essi han no invece un effetto bipolare, cioè esercitano un feed-back negativo con inibizione al di sotto dei 50 pg./ml. e quella di stimolo positivo al di sopra di 400 pg./ml. Nella donna forti dosi di estrogeni (20 mg. Endovena di estrogeno coniugato) possono provocare un 'ovulazione preceduta da un picco di LH.
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