Ecco il report riguardante il test effettuato su due farmaci dallo staff del ginecologo Luigi Langella, con l’obiettivo di implementare una terapia efficace per la sterilità iperprolattinemica.
Il primo è la bromocriptina, alcaloide della segala cornuta che riduce sia la secrezione di prolattina basale sia quella stimolata durante la secrezione di Thyrotropina o di farmaci come la clorpromazina. La dose minima è di 2,5 mg, il farmaco agisce sulle cellule mammotrope ipofisarie e può attivare la produzione del PIF.
Stimolando i recettori dopaminergici è di conseguenza inibita la secrezione di prolattina, seguono alcune indicazioni, frutto della ricerca scientifica:
Viene confermato che l’eccesso di prolattina è coinvolto nella patogenesi dell’insufficienza luteinica, mentre non è possibile dedurre gli effetti diretti o indiretti dalla bromocriptina sulla maturazione del follicolo e sulla funzione del corpo luteo.
Il secondo farmaco è la metergolina, che può diminuire la secrezione di prolattina similmente alla bromocriptina e per il quale possono valere le stesse indicazioni terapeutiche. La metergolina deriva dall’acido lisergico e risulta dalle analisi che in alcune pazienti affette da amenorrea iperprolattinemica può ripristinare il flusso mestruale.
La posologia consigliata, secondo il ginecologo Luigi Langella, è 4 mg per 3 volte al giorno e gli effetti collaterali sono piuttosto rari: finora si sono verificati cefalea, vertigini e ipotensione posturale.


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